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Fiori di plastica

fiori_di_plasticaAutore: Saro Brancato

Presentazione: Congedato dall’infanzia il quindicenne Claudio Passerini muove i primi passi nel territorio ignoto dell’età adulta e presto si ritrova a fronteggiarne gli snodi dolorosi, ma anche a vagliarne le opportunità.

La vicenda è marcata dallo smarrimento esistenziale del protagonista, il quale oscilla tra lo stordimento della sofferenza e il desiderio del possesso affettivo e sessuale percepiti come affermazione di sé.

Fiori di plastica è un romanzo di educazione sentimentale ambientato in un borgo medievale della Sicilia interna. In questo paesaggio freddo e ventoso agiscono personaggi provinciali intorpiditi nel loro autocompiacimento, isolati nella gabbia ammaliante dû paisi, appena sfiorati dalla Storia e dalla modernità degli anni Sessanta.

L'autore ci coinvolge in una storia intima, antieroica, divertente, in bilico tra dramma e commedia, partecipandoci quei piccoli accadimenti che rendono speciale e unica la vita di ciascuno di noi.

 

PREFAZIONE di Francesca Camponero

Ho conosciuto l’autore per caso, un incontro nato all’interno della rete internet. Non ho mai creduto che da un incontro virtuale potesse nascere un rapporto sano di amicizia e stima reciproche, ma ho dovuto ricredermi dai primi contatti con Saro Brancato. Non era il primo scrittore che mi sottoponeva la lettura di un suo testo e confesso di essere stata piuttosto scettica fino a che non mi è arrivato Fiori di plastica, dal quale sono rimasta affascinata già dalle prime righe di lettura. Con Saro c’era un punto in comune che senz’altro ha giocato a favore del nostro intenderci: la terra di provenienza, la Sicilia. Sua terra natale e, per quanto mi riguarda, la terra di origine di mio padre, da me ampiamente vissuta negli anni d’infanzia e della prima giovinezza. La Sicilia non si dimentica mai, la Sicilia fa parte dei siciliani anche quando se ne allontanano, la Sicilia si porta dentro sempre, la Sicilia è nell’anima.

Fiori di Plastica si svolge in una Sicilia inconsueta ai più, perché non propone mare e spiagge, ma sono monti brulli e boschi il paesaggio in cui si svolge la vicenda. Una vicenda dal sapore autobiografico che gira intorno alla figura di un adolescente che come ogni adolescente vive la propria condizione tra conflitti interiori dominati da sesso e amore.

Montecastagno, il paese immaginario che si pone nell’entroterra di Cefalù (Madonie), è la culla di ogni sensazione, di ogni turbamento, di ogni rabbia e rancore, lo scenario perfetto su cui scaricare tutto l’odio e l’amore che sta dentro Paolo-Claudio. È Paolo che scrive il racconto di cui Claudio è il protagonista, ma i due sono la stessa persona all’interno di un cerchio che si apre e chiude con un viaggio in treno che riporta a Fidenza (paese natale di Claudio e di suo padre), ed esorcizza sette anni di vita i quali hanno posto quei cambiamenti obbligati che trasformano il ragazzo in un uomo.

Brancato non dimentica alcun passaggio dell’adolescenza maschile mettendo a fuoco in maniera realistica, sia pur spalmata di malinconica raffinatezza, le sfaccettature di quel periodo tormentato da cui tutti si vuole velocemente uscire senza lasciarsi dietro troppe ferite. Ma le ferite nella vita di Paolo-Claudio sono tante e profonde. La morte prematura di un padre tanto amato e fino a troppo idolatrato, fa sentire il ragazzo abbandonato accanto ad una madre della quale ha paura di perdere l’affetto, solo perché dimostra attenzioni verso un altro uomo. Una madre tanto bella da provare verso lei anche desideri malsani, una madre di cui però egli cerca il calore rassicurante nel freddo di una notte di pioggia. Una madre compagna di quel viaggio che riporta ancestralmente al paese natale, e attraverso la quale si compie il sentimento catartico di purificazione.

Ma non sono solo i genitori ad avere un ruolo significativo nella vita del protagonista, anche la figura del nonno materno ha il suo peso, e quando il vecchio muore per il ragazzo è un altro colpo basso che fa crescere in lui sempre più forte il desiderio di scappare da quel paese traditore. “Montecastagno mi aveva ucciso il padre e rubato l’affetto della madre. Ora si voleva prendere anche me.” dice Claudio verso la fine del libro, e a questo scippo vuol porre rimedio al più presto invogliando la mamma ad accettare il trasferimento a Fidenza. Ma si sa, succede sempre qualcosa che cambia il corso degli eventi e questo qualcosa si chiama sempre AMORE.

Marina, la compagna di scuola del liceo che appare all’inizio del racconto, ritorna più forte alla fine ed è il segno di speranza che l’autore vuole comunicare.

La storia dà ampio respiro anche a personaggi di contorno che sono caratterizzati con abilità, il che li rende simpatici ai lettori che vorrebbero saperne ancora di loro. È il caso del barbiere soprannominato Figaro per il suo dilettarsi con le arie di opere verdiane; ma ancor di più della figura della Messinese, la pulla che doveva rendere uomo Claudio e che invece l’ha fatto sentire un verme, tanto da indurlo al pensiero di un suicidio scampato in extremis. La Messinese, così dura oramai nel volto e nel cuore mentre si concede ai maschi del paese, nell’immaginazione di Claudio era Rosa, una ragazza piena di illusioni che da grande non voleva ritrovarsi sarta “a farmi venire la gobba sulla Singer” come sua madre. Un capitolo interamente dedicato a lei il diciottesimo, che ci presenta la bbuttana quando bbuttana non lo era ancora, un capitolo atto a riscattare la dignità di ogni essere umano.

Tuttavia, sarà un’altra donna a dare fiducia a un Claudio frustrato da una virilità di cui comincia a dubitare, Giacoma, la donna che era riuscita a infondere lo stesso ottimismo anche nel padre del ragazzo che da qualche tempo sentiva ostile il paese che lo aveva ospitato, del quale non condivideva le logiche nascoste.

Un mondo senza dubbio dominato dalle donne quello di Fiori di plastica, le donne di Brancato sono sante e bbuttane allo stesso tempo, ma sono vive e forti e sembrano avere la meglio sugli uomini.

Un solo uomo, nobile tra tutti, spicca in finale ed è il professore di storia dell’arte, di lui il protagonista ha stima nonché spirito di emulazione. Questa figura Saro Brancato l’ha voluta dedicare allo scrittore siciliano Vincenzo Consolo, referente letterario dal quale ha ereditato il ritmo della scrittura e la sonorità delle frasi.

Non a caso fil rouge del romanzo è la canzone Bang Bang che scandisce tutti i trenta capitoli, titolati con le strofe del testo. Uno spartito dalle note forti e incisive che con “chi quei colpi sparerà” segna la chiusura del romanzo con due omicidi avvenuti in tempi diversi, che metteranno una pietra nera su quel paese assassino.

Ma sarà il compito della neve ripulire le colpe di ognuno. Sotto i grossi fiocchi i settemilaquattrocentododici montesi ora possono dormire sereni nella loro vigilia di Natale del 1967.

Forse Dio non è morto del tutto.

Francesca Camponero

Francesca Camponero è giornalista pubblicista, collabora da anni con IL GIORNALE in qualità di critico teatrale e letterario. In seguito al Diploma in Regia Teatrale conseguito presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma, svolge anche attività di docente di Teatro Danza presso l’università di Genova-DAMS (Polo Imperia).

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