Dal 10 dicembre al 6 gennaio la Casa delle Arti – Spazio Alda Merini ospiterà “Artistica-mente”, una mostra dell’artista Giuseppe Vittorio Scapigliati, in arte Toscanaccio. L’esposizione è un tributo all’artista, senese di nascita ma romano di adozione, scomparso lo scorso 6 febbraio.

Le sue opere trovano la giusta collocazione nella casa dedicata alla poetessa Alda Merini proprio per le analogia di originalità, spontaneità e metaforica espressione di bellezza. Attraverso questa installazione l’arte raggiunge il suo scopo: dar corpo all’immaginazione per mezzo del talento, il talento del genio.

Le opere rispecchiano l’animo di Toscanaccio: sono originali, creative ed eccentriche. I tratti tipici dell’artista vengono esplicitati attraverso le superfici accartocciate e colorate ricche di tubi e manichini, anche se non manca il simbolismo celato dietro ai colori e ai glitter.

La grafica dei quadri inoltre ha un ordine infinito e ripetitivo, quasi compulsivo. Allo stesso tempo le opere sono però estremamente tecniche, ingegnose e sofisticate, nelle quali tutto è in sintonia, perfettamente definito e definibile.

Giuliana Mosca, curatrice della mostra, dichiara: «“Artistica-mente” consente di conoscere l’artista Toscanaccio nell’intensità e varietà dei colori delle sue opere, ma anche, soprattutto, l’uomo Giuseppe nella purezza e profondità della sua anima». Lo stesso artista tempo prima aveva commentato: «Ho scritto una bellissima pagina nella Storia dell’Arte».

La mostra sarà aperta al pubblico dal 10 dicembre 2015 al 6 gennaio 2016 con i seguenti orari:

Lunedì dalle 19:00 alle 23:00
Martedì e mercoledì dalle 10:00 alle 13:00
Da giovedì a domenica dalle 18:00 alle 22:00
 
Giuseppe Vittorio Scapigliati nasce a Piancastagnaio (SI) il 1 aprile 1946 da una famiglia di umili origini. Va a vivere a Roma all’età di 15 anni, dove studia presso l’Istituto Tecnico Armellini e si diploma. Toscanaccio non ha una formazione scolastica di tipo artistico, né ha mai frequentato lo studio di qualche maestro: si può considerare un autodidatta. La sua vena artistica si manifesta durante gli studi superiori con tratti già definiti in bianco e nero, e mediante l’utilizzo della matita come suo unico strumento. Nel 1969, vestito di tutto punto e con una cravatta viola – già simbolo della sua trasgressione, del suo anticonformismo e anche della sua elegante personalità – si presenta durante una collettiva all’artista Gianni Crialesi, che lo introduce nel circolo artistico-culturale di Ostia, allora particolarmente attivo. A partire dal 1971 inizia un’intensa ed abbondante produzione di disegni figurativi, a cui rimarrà ossessivamente legato per 7-8 anni. Tra gli anni ‘80 e ’90 prende il via la sua ricerca, più raffinata, degli astratti: linee, segni, qualche colore, poi ancora scritte, materia, colori più caldi, maschere, tubi, manichini…E ancora colore, sempre più vivo e sempre più spazi occupati. “Io riempio gli spazi delle mie tele, tutti, comprese le cornici e se potessi andare oltre lo farei…” ammette lo stesso artista. Toscanaccio ci lascia, improvvisamente, ad Ostia, il 6 febbraio del 2015, proprio mentre le sue “Opere Inutili di Un Pittore Inutile” esposte a Nettuno, riscuotono un grandissimo successo.