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Gli occhi di mia figlia

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GLIOCCHIDIMIAFIGLIA_2112011Autore: Vittoria Coppola

Presentazione: Quale ruolo gioca il destino nello svolgersi della nostra esistenza? E quanto di “nostro” c’è invece nell’imboccare strade sbagliate che porteranno inevitabilmente all’infelicità?In questa storia di “non detti”, in cui egoismi e fragilità vanno a comporre un perfetto, perverso incastro, è rappresentato il misterioso e contraddittorio universo dei sentimenti umani: non basta essere genitori per saper comprendere i propri figli ed amarli come meritano; non basta essere giovani e di cuore aperto per  essere pronti ad affrontare la vita, né essere innamorati per non farsi complici della propria ed altrui sofferenza.Dana, pur nei privilegi di ragazza circondata da benessere e raffinatezza, è soffocata dalla coltre iperprotettiva di una madre che ha deciso il suo futuro, ma la sua passione per André, fascinoso pittore di donne senza sguardo, si rivela una fuga più grande della sua acerba giovinezza, incapace di reggere all’infrangersi di un sogno. Armando, l’uomo che le offre un amore devoto e remissivo, nasconde un segreto destinato ad esplodere in modo bruciante.Eppure esistono legami che sopravvivono al tempo e sono pronti a riservare luminose sorprese, nei giochi del caso e nel risveglio di coscienze troppo a lungo sopite.Una storia di solitudini e di scelte, nella quale regge sovrana la solidità dell’amicizia, l’unica che non tradisce.

Editore: Lupo Editore

 

Personale finestra sul romanzo di Vittoria Coppola.

Mi sono chiesta perché a volte le persone esercitino un ascendente tale sulle nostre vite, da potersi permettere il lusso di indirizzarci verso strade che altrimenti non avremmo percorso mai.Allo stesso modo, mi domando perché si preferisca spesso nascondere la verità dei fatti e ci si convinca che sia meglio così. E questa convinzione può durare anche anni!Già, anni su anni. E nel frattempo la vita trascorre inesorabile. I figli crescono, i genitori maturano sensi di colpa, e viceversa.Altrettanto spesso poi, la fuga sembra essere l’unica scelta sensata. Ma lo è davvero?
Dana è la protagonista di un amore che le occupa il cuore per anni, tutti i giorni e tutte le notti. Peccato che per molto, troppo tempo, sia stata tristemente circondata da comparse, mentre coloro che avrebbero reso unica la sua esistenza sono rimasti lontani dalla scena. Un po’ perché lei ha attribuito loro dei ruoli marginali, un po’ perché altri (non lei!) li hanno posti ai margini.Un giorno poi, come quando un improvviso schizzo di colore ravviva una tela bianca, Dana si riappropria della sua vita, riuscendo finalmente a dare un nome e un volto a chi a lei  è legato a filo doppio.Ogni personaggio di questa storia appare inesorabilmente dipendente da tutti gli altri. Ma sarà così fino all’ultima pagina, oppure questo legame si dissolverà parola dopo parola?Ho voluto scrivere un romanzo a tratti epistolare per raggiungere la coscienza del lettore con i sentimenti più veri, trasmessi dalle vive parole della protagonista che è in affannosa ricerca della verità, pur essendo immersa in una trama tanto fitta quanto nebulosa.
Siamo nel bel mezzo degli anni Settanta.Dana potrebbe essere accorta nei confronti della presunta lealtà della vita, potrebbe non avere voglia di credere, di affidarsi. Eppure, il contesto in cui cresce sembra non sfiorarla. Poco più che adolescente, ha solo voglia di vivere i suoi sogni: l’arte, in tutta la sua grandezza, dai dipinti alle bambole di seta. Non ha alcuna smania di ostentazione; le piace imbattersi nella vita, senza maschere. Odia le bugie.Amanda è sua madre, una donna che resiste fieramente anche quando dentro di sé ha motivi di vergogna.Franco, il padre, è preda della sua solitudine. Un uomo che non riesce a dire «ti voglio bene», né «ma non credi che sia atroce quello che stai facendo?». Non lo dice perché ha paura di contraddire e nello stesso tempo teme di riconoscere di non aver fatto le giuste scelte.Dana è devota a Santa Lucia. Lo è perché da bambina ha rischiato di perdere la vista sbattendo la testa, dopo essere caduta dall’albero di mele del suo giardino. All’epoca ha trascorso in ospedale tredici giorni, con gli occhi bendati, pregando la Santa affinché li preservasse. È stato suo padre a suggerirglielo. Non avrà mai chiara memoria di quell’episodio, però il tredici dicembre sarà sempre una data importante nella sua vita, un giorno in cui lei sentirà dentro di sé la necessità di fare qualcosa per gli altri, o semplicemente, un giorno in cui qualcosa di fondamentale potrà accaderle. Al contrario di sua figlia, Amanda non crederà mai all’esistenza di un’energia superiore alla volontà umana.In ogni caso, quello della fede è un argomento intimo e delicato, che non vuole essere al centro della storia che sto per raccontare. Magari apre una prospettiva, per chi la vuole vedere.Emerge anche altro dalla storia: il coraggio di cambiare, che ci deve pur essere da qualche parte dentro di noi, e che noi possiamo cercare. 
Il regista di questa storia? Un amaro destino, capace di addolcirsi solo al suo compimento.

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