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TI AMERO’ MIO MALGRADO

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ti_amero_mio_malgradoAutore: Chiara Del Soldato

Presentazione: Maria Carmen ha sedici anni e vive un’esistenza serena con la mamma e la zia. Finché un giorno certe compagne di scuola le dicono che le due donne non sono sorelle, ma amanti. Trovandole abbracciate al ritorno da scuola, la ragazza vede confermati i sospetti e fugge, finendo contro una macchina. E così Maria Anna, la zia, fuori dalla sala operatoria dove ricostruiscono alla ragazza l’articolazione del gomito, le narra la sua vita, intrecciata con quelladei genitori della ragazza. Presto ciò che dovrebbe essere il racconto del legame tra le due donne diventa la storia di un’infanzia contraddistinta dalla sete di amore e poi di un amore sconfinato per una persona che forse non lo merita.

La narrazione procede secondo un’asse temporale ma non lineare, in quanto continui flashback la interrompono. È una specie di tempo misto. È proprio Maria Anna, la zia, che racconta in terza persona, da vero narratore onnisciente, la sua vita, saltando spesso da un anno all’altro per analogie intime. Cerca di mantenersi il più obiettiva possibile. In realtà non solo spesso passa a parlare in prima persona, commentando la se stessa che era, ma poi continui ripensamenti, omissioni, osservazioni ci mostrano che il suo punto di vista, l’unico di cui disponiamo, non è del tutto attendibile. D’altra parte la memoria è selettiva, isola solo ciò che vuole, ciò che è importante per il soggetto. Anche quando cerchiamo di essere obiettivi, non lo siamo mai del tutto. Così Maria Anna ricorda della madre solo cose negative, non le perdona niente, la ritiene responsabile di tutte le sue insicurezze, mentre è disposta a perdonare tutto alla persona dalla quale sente di essere amata.

Quali sono dunque i temi affrontati?

Nella mia precedente produzione ho già analizzato le difficoltà del rapporto genitori figli e anche qui assistiamo al difficile rapporto tra la protagonista e sua madre, dalla quale lei non si è mai sentita amata, al punto da convincersi non solo di esserne responsabile, ma di non avere il diritto di essere amata. Questo ci porta al secondo tema: l’amore in senso lato, quello che unisce due persone. Qui la protagonista ama incondizionatamente una persona che tiene a lei. Gli perdona tutto, come si fa con un figlio, che fra l’altro lei non può avere. Quindi le due forme di amore sono legate strettamente. Proprio perché non si è sentita amata da bambina, ora ama la persona che le dice di tenere a lei, anche se questo tipo di amore è estremamente sbilanciato e quindi causa di sofferenze anch’esso. Insomma l’attenzione mia va alle ferite psicologiche, che influenzano la nostra vita: questo è l’argomento che mipiace analizzare da sempre.

Cosa vuol dimostrare questa volta, quindi?

Che l’essere umano ha bisogno si essere amato. Questo è più importante di qualsiasi cosa.

Anche se poi qualcuno può approfittarsi di questa debolezza?

Sì, infatti, il coprotagonista è un personaggio negativo, cosa nuova per me. Penso che là dove ci sono comportamenti strani, strafottenti, egoisti, c’è una ferita a monte. Anche in questo caso il personaggio ha subito un grosso trauma giovanile e forse è proprio questo che l’ha reso come è. La protagonista conosce questo episodio e un po’ per i sensi di colpa che prova, un po’ per questo segreto che serba,gli giustifica qualsiasi errore. E’ un personaggio negativo, ma capace anche di grandi gesti di generosità. Più che negativo è velleitario, bugiardo perfino con se stesso. È luce ed ombra. Come scrivo in apertura, citando Ovidio, sa qual è la cosa giusta da fare, ma poi segue la strada peggiore. Per questo la copertina riporta le meduse come correlativo oggettivo. Anche le meduse sono belle, ma danno la scossa

E il titolo?

Un’altra citazione classica.Ti odierò, se potrò; altrimenti ti amerò mio malgrado. Lo dice Ovidio e la protagonista, che è insegnante di italiano e latino, usa le parole di questo poeta per parlare del suo amore.

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