Autore: Susanna Trippa

Presentazione: Dai primi anni cinquanta… quasi un dopoguerra… quand’ancora a Bologna, negli inverni freddi, sentivi odor di frittelle impastate con farina di castagne e cotte per strada – le mistocchine – fino ad arrivare al marzo del ’77 – Radio Alice, con la sua anima controinformativa e libertaria, e gli anni ‘di piombo’ come una nube scura – infine l’approdo a Bergamo e all’età adulta.

In mezzo, riaprendo i cassettini della memoria, sta l’ubriacatura del miracolo economico, il ’68 e quanto poi ne derivò. Un percorso di vita in quegli anni, da bambina a donna, in cui cambia lo sguardo.

“Un’autobiografia che dà il senso di una vita che s’interroga continuamente su quel che le accade, sul senso stesso d’interrogarsi. Ci si affeziona al personaggio… perché è questo il senso di un libro autobiografico, il dono di sé, l’offerta del proprio vissuto più personale che cerca di essere di tutti e farsi universale, come è detto molto bene nelle considerazioni finali.

Scrittura che, anche se parla di un mondo minore, è alta, anfrattuosa, nervosa, inquieta… con lampi di luce, a volte persino sapienziale. E così una storia diventa cifra e metafora universale.”

Roberto Pazzi

“Racconto autobiografico asciutto e onesto. Onesto soprattutto nella capacità di dare all’intero testo un taglio iperrealistico e personale, tenendosi alla larga da qualunque seduzione demagogica. Mi è piaciuto insomma questo coraggio di raccontare anche gli eventi più drammatici e dolorosi esponendoli come vissuti, senza commentarli.

Il ’68 diviene così un evento ineluttabile, una sorta di necessario ‘malanno’ contro il quale immunizzarsi, che tutti noi abbiamo vissuto e un po’ pagato sulla nostra pelle.

Il ’68 fu così, lo fece anche chi non lo voleva fare.”

Pupi Avati