AutoreFabio Musati

Presentazione: Dopo il successo di Vera Pelle (2012), esce per Nulla Die il nuovo romanzo di Fabio Musati

“Noi siamo figli di questo ventre di terra, nasciamo dentro l’acqua di questa valle, conosciamo ogni rivolo che è nostro, ogni anfratto, pertugio, grotta. Siamo piccole gocce che unite fanno la corrente per poi lasciarsi assorbire dalla nostra terra, colare via nelle rogge e rispuntare fuori da
un’altra parte, per selle e balze che solo l’acqua conosce e può. Non si può sconfiggere un popolo che lotta per amore.”
Fabio Musati, originario della Valsesia, è nato a Milano nel 1957, dove vive con la moglie Valeria e il figlio Guido. Quadro industriale nelle materie plastiche per imballaggio, nel tempo libero si dedica alla narrativa e al teatro.
 
“Quaranta giorni di libertà..”
Commento di Antonella Santarelli
La libertà è così cara che si contano i giorni e forse anche le ore quando si crede di averla raggiunta. La speranza di una repubblica libera e indipendente, nata dalle rovine della guerra e dalla lotta di liberazione, durò quaranta giorni nella Val D’Ossola, da settembre a ottobre del 1944. La Repubblica dell’Ossola, dichiarata tale dalle brigate partigiane, precorse l’evoluzione e il senso della ricostruzione politica dell’Italia del dopoguerra, che vide le illusioni di chi aveva combattuto in prima linea e le speranze della gente comune sottomesse fatalmente ai disegni delle potenze vincitrici, subito dopo la divisione del mondo in uno scacchiere in cui la politica dei singoli stati partiva fortemente condizionata.
 
Il libro di Fabio Musati racconta la vita partigiana di Veritò, nome di battaglia di un giovane che decide di unirsi alla Resistenza dopo che i fascisti gli ammazzano il padre.
La scelta di Veritò è l’anelito alla libertà, quella che si sente dentro come bisogno vitale e diritto irrinunciabile che nessuna forza o considerazione può reprimere, neanche il pericolo della morte. Lo scenario di sottofondo è una guerra assurda, come solo le guerre sanno essere, in cui anche le verità si sovrappongono in un mosaico di contraddizioni che aggiungono sofferenza a sofferenze.
Leggere “Il mio l’ho fatto” mi ha portato a riflettere sui tempi correnti e su come la capacità di compiere eccidi e di manipolare la verità appartenga al corredo genetico della politica, quella peggiore, che non esita a utilizzare la forza bruta della violenza, amplificata da armi micidiali e sempre più sofisticate, per disegni di egemonia economica e supremazia territoriale. Come succedeva nelle invasioni barbariche, durante il Medio Evo, nelle Crociate… fino ai giorni nostri. L’ etica non appartiene a questa politica, evidentemente, e forse non vi apparterrà mai.
Ma l’anelito interiore alla libertà, avvertito da Veritò, appartiene al corredo geneticodell’uomo e nessun armamento, neanche il più distruttivo, è in grado di sopprimerlo.