Autore: Sergio Paladino

Presentazione: Questo breve romanzo di Sergio Paladino non è  “interessante” – come si usa dire oggi – perché racconta una storia d’attualità o perché il”tema è di moda”. Questo breve romanzo di Sergio Paladino è importante e bello, secondo me, perché è un romanzo esplicitamente tragico. Una tragedia è una storia senza rimedii. O dove i rimedii – le scelte che potrebbero mettere le cose a posto, che potrebbero risolvere lasituazione, che potrebbero far mettere il cuore in pace – ci sono,sono visibili, ma vengono rifiutati. La tragedia vera è quella dove, a essere senza rimedio, è il destino.

Marco e Tecla hanno un diverso sentimento del destino. Marcopercepisce poco il proprio destino; se lo percepisce, lo percepiscecome qualcosa che càpita, come qualcosa che viene da fuori – da fuoridi lui stesso. Per questo, quando il suo proprio destino si scontracol destino altrui, non è più capace di reggere la vita.Tecla, invece, sente sé stessa come proprio destino; e perciò destina la propria vita a quello, a realizzare in sé, fino nel proprio corpo, il destino che è suo. E qualunque rinuncia, qualunque perdita, qualunque allontanamento, vengono aboliti – nel momento preciso in cui cominciano ad apparire come dei rimedii, come dei sostituti pallidi del destino che le spetta, che la attende, che è già suo e per questo deve essere realizzato, incarnato.La scrittura di Sergio Paladino segue la storia con una determinazione inesausta. La sua virtù non è in esteriori eleganze, ma nella ciecaostinazione cui si mette sempre lì, a fianco di Tecla, di fronte a Marco (questa è una differenza importante: di fianco a Tecla, di fronte a Marco), vietandosi tutto ciò che sia inessenziale.Il risultato è un romanzo che è come una frustata (prefazione di Giulio Mozzi).

Il libro è stato pubblicato da Blonk Editore ed è disponibile solo in formato digitale
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