Nel quarantennale dell’anno simbolo della stagione politica movimentista italiana, e in concomitanza con l’uscita dell’ultimo disco di Claudio Lolli Il grande freddo, un libro ripercorre la storia di Disoccupate le strade dai sogni con due interviste inedite

È vero che il giorno sapeva di sporco è il crocevia di tre storie: la storia di un disco, di un anno e di un cantautore. È la storia, raccontata quarant’anni dopo, di Disoccupate le strade dai sogni; è la storia del 1977 ed è anche la storia di Claudio Lolli.
Ciascuna di queste storie è a suo modo riferibile a un’epica minore, quella delle rivoluzioni sociali, musicali, autoriali sempre mancate per un soffio. Disoccupate le strade dai sogni canta la fine dello slancio movimentista e la repressione in chiave socialdemocratica che ne è scaturita.
 E canta tutto questo nel ’77, anno che non ha bisogno presentazioni. Claudio Lolli che quel disco lo ha scritto e cantato e vissuto, è rimasto sempre e comunque a sé stesso: un po’ poeta maledetto, un po’ cronista della divergenza. Un po’ disincantato, un po’ sognatore recidivo.
In contemporanea con l’uscita del suo ultimo lavoro “Il grande freddo”, Claudio Lolli si racconta a Mario Bonanno in due interviste inedite (sulla genesi del disco, il contesto sociale in cui nasce e sulle vicende di Lolli), corredate da un commentario dei testi delle canzoni, da una rassegna stampa ragionata dell’epoca e dalle foto di Enzo Eric Toccaceli.

L’AUTORE
Mario Bonanno (Catania, 1964) ha scritto una ventina di libri sui cantautori italiani. Per Stampa Alternativa ha pubblicato: Che mi dici di Stefano Rosso? Fenomenologia di un cantautore rimosso; Rosso è il colore dell’amore. Intorno alle canzoni di Pierangelo Bertoli; Io se fossi Dio. L’apocalisse secondo Gaber; La musica è finita. Quello che resta della canzone d’autore.