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SANTI, BALORDI e POVERI CRISTI

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Loc santibalordiDomenica 13 dicembre ore 20:30, Arci Ohibò in via  Benaco, 1, Milano

Spettacolo vincitore del TROIATEATROFESTIVAL 2014
Menzione speciale al PREMIO SCINTILLE ASTI TEATRO 2014
Vincitore del premio degli allievi al GIOVANI REALTA’ 2013 di UDINE
Nomination “Special Off “ ROMA FRINGE 2015
Premio critica e pubblico CASTELBUONOTEATRO festival 2015

Giulia Angeloni e Flavia Ripa, ispirate da motivi della tradizione popolare e da una formula appartenente tanto al teatro di strada quanto alla tradizione giullaresca e dei cantastorie,  allestiscono uno spettacolo di affabulazione e musica, ricco di racconti, fiabe e ballate.

Il progetto Santi, balordi e poveri cristi nasce da una ricerca su materiali relativi alla tradizione orale rintracciando nella fiaba popolare il primo territorio d’indagine. Le fiabe, come scrisse Calvino: “… sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e una donna” e in uno spazio scenico semplice, privo quasi di scenografia,  perché sta al corpo e alla parola dell’attore evocare scene, personaggi e atmosfere, prende vita la genesi di diversi destini.             

 Tutto ha inizio con la storia di due donne fuggite da un circo nella speranza di liberarsi dei fenomeni da baraccone con i quali si trovavano costrette a convivere. Sperano, con il loro viaggio, di approdare a un aspetto di quella vita che la società propone, considera  e impone come standard di normalità. Durante il loro disperato tentativo di prendere contatto col tanto agognato “mondo reale”  incontreranno, però, tutta una serie di personaggi che  si riveleranno ancora più bizzarri dei colleghi del circo da cui erano fuggite. E sarà proprio attraverso le storie di questi personaggi strampalati che le due narratrici tenteranno di cantare quello che della realtà han fatto esperienza.  Le due giovani donne vivranno un percorso di sensibilizzazione.                                                                                                                                                                    

I vari personaggi che le due moderne cantastorie vanno a impersonare hanno in comune, infatti, la non appartenenza, l’esistenza ai margini di una società che li allontana, o dalla quale si allontanano, perchè non si confanno a una norma costituita e a schemi fissi radicati che non danno spazio ad altre interpretazioni e visuali. Il non sentirsi accettati o parte integrante resta un fardello pesante con cui convivere.  Per quanto sia necessario mantenere una propria individualità, l’uomo ha bisogno di interagire e confrontarsi, di comunicare e condividere e il pregiudizio insolente pone barriere, crea distacchi, scissioni, conflitti tra la propria personalità e il suo bisogno di accettazione. In fondo, le due viaggiatrici non sono anch’esse scappate perché stanche di essere catalogate come soggetti clownistici lontani quindi da quelli che sono i ritmi e le condizioni  della vita “normale”? Anche loro sentono questo bisogno di identificarsi in un nucleo comune. Ma quel nucleo comune è fucina di contraddizioni, è quella stessa società che invece di far da legante separa rifiutando e non accettando.

Di questa corte dei miracoli fatta di santi, balordi,  emarginati e poveri cristi, si apprende il concetto della diversità e il fraintendimento storico di questa parola. Diverso vuol dire fare esperienza del nuovo e spesso il concetto differenza viene malamente interpretato, portando addirittura ad aver timore dell’altro, di ciò che reputiamo sconosciuto. La storia pare suggerirci che ognuno cela forme di differenza, e in fondo possiamo anche affermare di essere tutti fuori luogo. Un tema universale questo che si prova, senza presunzione alcuna,  a narrare, privandosi della banalità  in cui si potrebbe incorrere trattandosi di un topos dibattuto e delicato. Le giovani attrici decidono quindi di alleggerire il tema senza sminuirlo, ma mostrando l’aspetto ilare e delicato della comunicazione che  di per se è varia e si sposta a più livelli. Loro  scelgono, quindi,  di riprendere il linguaggio semplice del racconto e della favola che rende i concetti leggeri senza privarli di alcuni spunti di pacata riflessione. 

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