“E lo so cosa dici tu. Coraggio vieni dici .Vieni con .Vieni giu’ . Vieni giu’ dove l’acqua diventa bollente e scorrono fiumi che portano pietre .Tuffati. Tuffati con me .Dici .Mi dici .Mi dici come ti chiami e questa volta mi dico la verita’ . Sssssh.Vivremo li’ per i mille anni . Ecco fatto .Ecco fatto. “

con Elena Arvigo, regia e  elaborazione drammaturgica Elena Arvigo, allestimento Alessandro Di Cola, disegno luci  Manuel Molinu,  luci   Manuela Giusto

L’intenso romanzo d’esordio dell’irlandese Eimear Mcbride “Una ragazza lasciata a meta’”-libro rivelazione di rara e preziosa intensita’ vincitore di numerosissimi premi e definito all’unanimita’ della critica un “disturbante capolavoro “ racconta il percorso di crescita lasciato a metà di una ragazza nella cronaca del rapporto con il fratello : c’è una ragazza, la narratrice, e c’è suo fratello, il suo “tu” – Non ha un nome la ragazza di Eimear McBride ma ha una voce ed è una voce potente e brutale . E’ attraverso la voce della “ragazza a meta’ “che fluiscono e pulsano i pensieri di chi le sta intorno come se fossero i propri. I due fratelli sono i due poli di una galassia famigliare sospesa tra salvezza e perdizione: lui reduce da un tumore al cervello, lei vittima di una continua violenza tra le mura domestiche che trova sfogo solo in una nevrotica espressione della sessualità. Non tanto dunque semplicemente un flusso di coscienza quanto potente ,inconscia e ininterrotta insurrezione contro un’esistenza feroce.

Non soltanto la ragazza-narratrice di questo romanzo è una cosa lasciata a metà, ma lo è anche il suo linguaggio, La punteggiatura rompe ogni regola e convenzione letteraria e ci costringe a un tuffo dentro la pericolosa sintassi dell’emozione .La ragazza lasciata a meta’ canta della ferita aperta e questo canto in stream of consciusness chiede di lasciarsi trasportare al largo da onde sempre più alte che attirano i corpi verso abissi bui , e chiede che nell’immergerci in questo oceano di dolore e rabbia per il mondo degli adulti, si lasci a riva la paura delle emozioni crude . Questo racconto è intimo viaggio nei pensieri, nei sentimenti e nella sensibilita’ caotica di una ragazza vulnerabile e “quasi” perduta .Sempre presente e innegabile e’ infatti dall’inizio alla fine , anche nei momenti più bui e dolorosi del testo , lo slancio vitale che rende questa confessione un ‘estrema e potente possibilità di salvezzaIl romanzo è fittissimo di preghiere che entrano nel discorso della narratrice: preghiere abbozzate, preghiere interrotte, preghiere originali (appare spesso il Salve, Regina). Si potrebbe dire quasi che questo libro intero è il tentativo di tessere una preghiera. Non verso il Dio cristiano, ma verso quel “tu”, il fratello sull’orlo del precipizio.
*Il romanzo ha vinto in Irlanda e Regno Unito numerosi e prestigiosissimi premi (il Goldsmiths Prize nel 2013, il Bailey Women’s Prize for Fiction, il Kerry Group Irish Novel of the Year Award e il Desmond Elliott Prize nel 2014)

Rassegna Stampa On Line Link : https://issuu.com/elenaarvigo/docs/rassegna_stampa_una_ragazza_lasciat_cfda063de6c3b2

DALLA RASSEGNA STAMPA
Corriere della Sera – 14 Dicembre 2017 di Franco Cordelli
[…]Non credo che «questa grande attrice» (così Sergio Lo Gatto) avesse in mente un simile effetto. Ma cos’è quel suo interrompersi, impossibilitata ad andare avanti e riprendersi; cos’è il suo saltare da un leggìo all’altro (ce ne sono sei); cos’è il suo aggrapparsi alle aste, che reggono le parole ancora non cadute come le foglie dorate che sono ammucchiate a terra, quelle aste che sono rami di un albero? Non è che non parli, Elena; come nel romanzo parla per ogni familiare, smozzica, taglia, mette punti invece di virgole. E poi si copre la bocca con la mano destra e gli occhi con la mano sinistra e di nuovo, con la destra, si tocca la fronte, la lascia cadere lungo il fianco — quasi non avesse più la forza. Allora si allaccia il giubbetto, tira su la lampo, ficca le mani in tasca, si piega su quel bianco, minuscolo inginocchiatoio. «Ho conosciuto un uomo che mi ha picchiata. Ho conosciuto un uomo che mi ha rotto il braccio. Ho conosciuto un uomo che mi ha chiesto cosa ci fai in giro a quest’ora. Ho conosciuto un uomo. E mi sono coricata». E io, spettatore e critico, mi sono poggiato al muro e, perduto in quella rabbiosa o spaurita voce, in quel corpo privo di pace, io ero felice. […]

La Platea – 15 Dicembre 2017 di Cristian Pandolfino
[..] L’attrice estremamente sensibile qual è, Elena Arvigo riesce a regalare una interpretazione toccante, frastornata, viscerale, consegnando al pubblico una sorta di struggente lettera scritta dal luogo più solitario del mondo: l’anima di questa giovane. [..]

Il Gufetto – 11 Dicembre 2017 di Eleonora Bucciero [..]

Il pubblico incantato viene immediatamente colpito dalla semplice ma attraente disposizione scenica. esibizione davvero toccante di Elena Arvigo. La posizione in cui si pone lei nell’interpretare il personaggio, è trasversale ed è l’unico modo in cui poter far arrivare un personaggio simile. In più, risulta davvero interessante e poco comune la capacità di saper spostare l’attenzione del pubblico da una fase di ascolto ad una di pura critica. La sua azione scenica, da attrice, non è mai finita, quanto piuttosto infinita, in un perenne divenire caratterizzato sempre da qualcosa di diverso anche se apparentemente statico.
Agisce in scena come un fantasma, lascia traccia di sé e delle sue parole -. Il testo interpretato aiuta a smuovere gli animi e ad esercitare la coscienza di ognuno a scovare l’alternativa nascosta dietro ad ogni azione, anche quando ci appare quanto mai inevitabile e definitiva. [..]

IL Tabloid – 9 gennaio 2018 di Maria Chiara D’Apote
[..]Una prova d’attrice incredibile, talmente dolorosa e faticosa !Siamo  ammirati, come lo saremmo vedendo un maratoneta all’arrivo, dopo chilometri di corsa… Elena Arvigo deve cavalcare un puledro molto irascibile e quasi indomabile. Questo testo e riunificato in un solo atto grazie alla bravura dell’attrice che alla fine dello spettacolo esce come un pugile che lascia il ring. Noi siamo dalla parte dell’artista. Sappiamo cosa vuol dire quando un attore  deve far vivere un testo con il proprio corpo. Le voci sono personaggi della storia narrata, che si presentano come un fiume in piena: Elena Arvigo passa da un leggìo all’altro, dove sono posizionate luci fisse calde che riprendono i colori delle foglie sparse sul palcoscenico, in una scenografia essenziale, luoghi deputati  che l’attrice rende “mobili”: il clima, i paesaggi, le emozioni dei personaggi, gli eventi, si trasformano in fotogrammi ben riusciti per chi come lo spettatore ha come strumento solo la voce dell’attrice [..]

Teatro e Critica – 14 Dicembre 2016 –di Sergio Lo Gatto – [..]Passando vertiginosamente dalla seconda persona rivolta al fratello alla terza persona femminile che identifica la madre, Arvigo entra ed esce dal racconto, mette in gioco una presenza intera e fragile, combattiva e arrendevole, nevrotica e paziente. Nel comporre, respiro dopo respiro, un disturbante e commovente ritratto graffiato, questa grande attrice muove una drammaturgia fisica fatta di sguardi e micro movimenti, lanciandosi da un leggio all’altro come se cercasse chissà quali risposte. Ma il finale somiglia tanto all’inizio, il dialogo tra pieno e vuoto pende pericolosamente sul secondo soggetto: come se fosse la vita a far parte della morte e non il contrario. E, sarà questo freddo dicembre, ma al momento di alzarsi dalla poltrona, anche la temperatura corporea sembrava aver perso qualche grado. [..]

Paper Street – 16 Dicembre 2016 – di Sarah Curati – [..]Arvigo si fa lei stessa l’orlo del baratro su cui è sempre in bilico: unica attrice e narratrice su un palco sovrastato da cappelli sospesi come identità fantasma e disseminato di terra e leggii (scenografie Alessandro Di Cola). Lei è la sua voce, quella del fratello amato, della madre austera, dello zio abusatore e quella di tutti coloro che si sentono in diritto di aggredirla fisicamente o metaforicamente: cuore pulsante di dolore e rabbia mai affettato o patetico ma sempre misurato che riesce a rendere visivamente paesaggio esteriore ed interiore in ogni sguardo, ricordo, o rimozione del pensiero. [..]

Si ringraziano : Giuliano Scarpinato per la prima parte del lavoro , Marialuisa Giordano e Erika Cofone per accompagnami sempre nella comunicazione , Rodolfo Di Giammarco e Natalia Di Giammarco per aver trovato e consegnato questo testo il cui primo studio e’ andato in scena nella rassegna romana “Trend” .

TEATRO OUT OFF
via Mac Mahon, 16
20155 Milano
Intero 18 Euro – costo prevendita e prenotazione 1,50/1,00 Euro (salvo diverse indicazioni per specifici spettacoli)
12 Euro (Under 25) 9 Euro (Over 65 Convenzione con il Comune di Milano)